Biocarburanti e inquinamento

Sembra che alcuni biocarburanti inquinino più del petrolio.

È questa la conclusione di una ricerca commissionata dal governo svizzero per valutare l’impatto ambientale delle bioenergie e presentata su un articolo di Internazionale.

“Sono stati valutati ventisei candidati alla sostituzione dell’oro nero. Ventuno emettono meno gas serra rispetto al petrolio, ma solo quattordici sono risultati complessivamente meno inquinanti.

L’etanolo ricavato dal mais negli Stati Uniti, quello estratto dalla canna da zucchero brasiliana e anche il biodiesel da olio di palma malese presentano svantaggi in termini di biodiversità, conservazione delle risorse idriche e del suolo, e protezione dell’ambiente. Svantaggi maggiori rispetto a quelli del petrolio.

Altri biocarburanti, come l’etanolo ricavato da alcuni tipi di erba, dal legno o dai rifiuti organici, ottengono punteggi molto superiori. Science dà grande risalto allo studio e critica la politica di Bush: “I sussidi miliardari alla produzione di mais sono un incentivo perverso, se si considerano in modo razionale i costi e i benefici”. In realtà, ammette la rivista, i calcoli sono difficili e la metodologia ancora da affinare. Ma è indispensabile cominciare a tenere conto di questi dati per evitare conseguenze negative per l’ambiente.”

Quindi anche sul biocombustibile dobbiamo essere molto attenti, per non peggiorare ulteriormente la situazione; tantopiù che il il sistema messo a punto dagli Stati Uniti per incentivare la produzione di biocombustibile ha abbassato drasticamente le riserve mondiali di grano e si ritiene che sia in parte responsabile della crescita esponenziale dei prezzi delle granaglie.

Ora, se tale crescita si manifesta in paesi come l’Italia, non ne siamo certo felici, ma se si presenta in paesi in cui un pezzo di pane serve per sopravvivere, allora la situazione è drammatica.

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